Non solo le aziende, ma anche i punti vendita stanno diventando data-driven. A patto di avere le informazioni giuste, come i prodotti che performano meglio, le fasce orarie più redditizie o le rotazioni reali dell’inventario, ogni negozio può infatti trasformare i dati quotidiani in un vantaggio competitivo concreto.
In questo articolo, vediamo cosa significa diventare davvero data-driven partendo dai dati retail e come intraprendere il percorso in modo semplice e sostenibile.
Rendere l’attività data-driven partendo dall’analisi delle vendite del negozio
Un negozio che ottiene valore dai dati è un punto vendita in cui le decisioni operative e strategiche vengono guidate dall’analisi delle vendite del negozio e dai dati operativi, non dalla sola esperienza, competenza o abitudine. Non è un modello complesso, ma il modo più consapevole di leggere ciò che accade, capire i segnali e agire di conseguenza.
Quali decisioni prendere basandosi sui dati retail
Un negozio moderno funziona in modo semplice: ogni operazione genera un dato – una vendita, un reso, un ordine, un cambio di prezzo – e questi dati, raccolti in modo coerente dal sistema gestionale, diventano la base su cui applicare analisi più o meno complesse, ottenere insight e prendere così decisioni più precise.
Quali, in particolare?
- Il primo ambito riguarda l’assortimento: i dati retail mostrano cosa vende davvero, quali articoli rallentano, quali generano margine e quali occupano spazio senza produrre valore. Da qui derivano scelte su cosa riordinare, cosa mettere in evidenza e cosa eliminare.
- I dati possono inoltre condizionare la gestione del magazzino. Le rotazioni reali permettono di capire se si sta ordinando troppo o troppo poco, evitando sia le temibili rotture di stock sia l’accumulo di giacenze ferme. Anche la pianificazione delle consegne diventa più accurata.
- Un terzo ambito è la gestione del personale. Analizzando le fasce orarie più attive, i picchi di flusso e i momenti di calo, è possibile impiegare le persone in modo più efficiente, evitando sprechi e garantendo un servizio migliore quando serve davvero.
- I dati aiutano anche nelle promozioni: si può verificare se queste portano effettivamente traffico, se migliorano il margine complessivo o se cannibalizzano altri prodotti. Allo stesso modo, l’analisi dei prezzi permette di individuare articoli molto sensibili alla variazione di costo o, al contrario, prodotti con margine migliorabile.
- Un negozio data-driven migliora anche il visual merchandising: osservando quali esposizioni generano conversioni più alte, diventa più semplice capire cosa funziona e cosa va ripensato.
Estrarre valore dai dati di vendita non richiede analisi complesse né l’uso di tecniche avanzate come quelle dell’intelligenza artificiale, pensate per prevedere trend futuri o stimare l’andamento del business. Ciò che conta davvero è avere i dati giusti e strumenti che non si limitino a generarli o conservarli per obblighi normativi, ma che permettano a chi lavora in negozio di leggerli, capirli e usarli per migliorare le decisioni quotidiane.
Diventare data-driven: una sfida in piena regola
Passare a un modello data-driven è un percorso semplice sulla carta, meno nella pratica quotidiana.
La prima difficoltà nasce dalla dispersione delle informazioni: una parte dei dati viene dalle transazioni (cassa), un’altra dal gestionale, altre ancora da app interne o fogli di calcolo improvvisati. Metterli insieme richiede tempo, e spesso ciò che ne esce è una fotografia incompleta. Anche gli strumenti possono rappresentare un ostacolo, perché molte soluzioni nate per il mondo aziendale sono poco adatte ai ritmi del retail: troppe funzioni, troppe schermate, poca immediatezza.
Infine, ma non per importanza, c’è un tema molto concreto: il tempo. Chi gestisce un negozio lavora tra clienti, consegne, incassi, turni. Non può dedicare ore a incrociare numeri o interpretare grafici. Ha bisogno di soluzioni che lo facciamo per lui, in modo veloce, automatico e affidabile.
Valorizzare i dati retail conviene: i benefici
Quando il negozio inizia a leggere i propri numeri con continuità, il cambiamento è evidente.
Le decisioni diventano più rapide perché si parte da informazioni chiare, con la conseguenza di smettere di rincorrere l’emergenza e poter intervenire prima che un problema diventi critico. Anche il magazzino ne beneficia: meno sorprese, meno scorte ferme, riordini più precisi e un flusso più regolare.
La redditività, primo interesse in assoluto per l’imprenditore, migliora in modo naturale. Le promozioni sono più mirate, le esposizioni più consapevoli, il personale distribuito con maggiore coerenza rispetto ai reali picchi di attività.
In più, c’è chiarezza: sapere cosa sta funzionando e cosa no toglie incertezza, riduce l’ansia operativa e rende la gestione più serena.
Rendere 2.0 il punto vendita partendo dai dati retail: come fare
Diventare un punto vendita data-driven non significa stravolgere tutto dall’oggi al domani. È, piuttosto, un passaggio naturale: si parte dagli strumenti già presenti in negozio, li si fa dialogare meglio e si introduce un modo diverso di leggere ciò che accade ogni giorno.
Analisi vendite del negozio: di quali strumenti c’è bisogno
Il punto di partenza è sempre lo stesso: la cassa. È lì che nascono la maggior parte dei dati retail e, se il sistema non è evoluto, tutto il resto del percorso si ferma. Serve quindi un registratore di cassa in grado di generare dati coerenti, non solo scontrini: metodi di pagamento, resi, storni. Più è ricco il patrimonio informativo, più chi gestisce il negozio potrà ottenere insight utili.
Accanto alla cassa, il secondo tassello è il gestionale del punto vendita, che deve unire vendite, magazzino, approvvigionamenti, loyalty, listini e promozioni in un unico flusso. Ma, soprattutto, deve mettere queste informazioni a disposizione in modo leggibile: dashboard chiare, report già pronti, la possibilità di fare analisi più o meno approfondite a seconda del livello della soluzione. Senza questa componente, i dati restano grezzi e difficili da trasformare in decisioni operative.
La forza delle soluzioni DTR non è solo l’integrazione del software gestionale nel registratore di cassa, ma la capacità di offrire strumenti veloci da usare, immediati nella consultazione, con una user experience ottimizzata e privi di sovraccarichi inutili.
A tutto questo si possono aggiungere verticalizzazioni specifiche che modellano il flusso di lavoro sul settore (ristorazione, fashion, centri medici), e sistemi di monitoraggio da remoto per seguire l’andamento del punto vendita anche quando non si è presenti. Il valore non sta nell’avere molti strumenti, ma nell’averne pochi che dialogano tra loro e restituiscono un quadro chiaro
Non solo strumenti ma anche processi e cultura
Gli strumenti possono restituire indicazioni chiare, ma il vero salto avviene quando chi gestisce il negozio sviluppa l’abitudine a cercare quei dati, a leggerli e soprattutto a metterli in pratica. Un approccio data-driven non è passivo: richiede curiosità e la volontà di indagare oltre la superficie.
Le informazioni, infatti, raramente si limitano a suggerire azioni semplici come spostare un prodotto o rivedere un prezzo. Più spesso mostrano qualcosa di più profondo: turni organizzati in modo poco efficace rispetto ai flussi reali, margini che non reggono i costi di acquisto, promozioni che cannibalizzano articoli più redditizi, fornitori che non performano come dovrebbero.
È qui che entra in gioco la parte più impegnativa della trasformazione: tradurre gli insight in decisioni che possono toccare processi, abitudini consolidate e, a volte, rapporti con fornitori o con il personale. Non è sempre semplice né immediato, ma è l’unica strada per trasformare i dati in un vantaggio reale e per rendere il negozio più competitivo.












